L'Etiopia è un Paese ricco di cultura, fascino, storia e genti; non mancano nemmeno gli animali selvatici (sebbene non ci siano più i grandi mammiferi). Il viaggiatore che si trova a camminare sulle strade dell'Etiopia può rimanere affascinato dal verde lussureggiante delle foreste, dalla vastità della savana, dalle rupi scoscese della rift valley o dalle acque impetuose del Nilo. Si trova ad ascoltare mille voci, mille lingue; può osservare volti diversi e ritrovarsi in ciascuno di essi. Su queste terre hanno mosso i primi passi i nostri antenati. E lo si sente percorrendo le rosse strade polverose.

Informazioni Utili


Visti
L'ambasciata d'Etiopia in italia si trova in via Vesalio, 16 a Roma (zona Porta Pia). Se si presenta richiesta di visto in mattinata, lo si può ritirare al pomeriggio dietro esplicita richiesta. Il costo del visto turistico di un mese nel 2000 era di 98.000 lire. Per chi volesse rimanere in Etiopia di più è prevista la possibilità di prolungamento del visto per un ulteriore mese (la spesa è uguale). Un visto multiplo valido tre mesi costa invece 112.000 lire. Attenzione perché una volta usciti dall'Etiopia (ad esempio verso l'Eritrea o il Kenia) non è possibile rientrarvi con un normale visto, ma ce ne vuole uno multiplo. Per la richiesta è necessario presentare un passaporto valido almeno 3 mesi, due fototessere uguali. Per viaggiare nelle regioni del Sud e nella regione Afar sono necessari altri permessi che spieghino le ragioni del viaggio. Inoltre per entrare in alcune regioni è necessario il pagamento di un pedaggio. Se viaggiate con un tour operator locale, si preoccuperanno loro dei permessi, altrimenti rivolgetevi agli uffici dell'Ethiopian Tourist Commision ad Addis Abeba.

Vaccinazioni
Febbre gialla: il vaccino è valido per dieci anni. Si può richiede alla ASL cittadina e va fatta (per essere sicuri che funzioni) almeno un mese prima della partenza. Non è più obbligatoria ma è consigliata dalle autorità sanitarie italiane.
Malaria: non si tratta di un vero e proprio vaccino quanto piuttosto di un farmaco per contrastare l'agente patogeno. Il protozoo che causa la malaria infatti per ora non è acora completamente resistente a tutti i farmaci. Si usano quindi proprio questi per effettuare una profilassi preventiva in modo che quando il Plasmodium falciparum o il P. vivax viene iniettato dall'Anofele (una zanzara) nel sangue si trovi subito a combattere contro il veleno del farmaco. Da tener presente che nel giro di pochi anni l'"animaletto" in questione si è reso resistente a numerosi farmaci (ad esempio la clorochina in molte zone non ha più effetto). I farmici contro la malaria sono generalmente abbastanza tossici e ne viene sconsigliato l'uso a chi ha problemi di fegato. Per costoro se ne sconsiglia l'uso. Quindi informatevi bene prima di partire. Dove informarsi ? Di solito alle A.S.L. ci sono uffici appositi a cui rivolgersi. Per i donatori di sangue: le norme che imponevano la sospensione dalla donazione per due anni sono state eliminate; rimane quindi la sospensione di sei mesi, come per tutti coloro che si recano nelle zone malariche più pericolose. Per esperienze personali ho notato invece che l'uso del farmaco non protegge del tutto e che la profilassi lascia comunque la possibilità di essere infettati. Meglio quindi affidarsi a zanzariere, insettifughi, e indumenti che coprono il corpo. Febbre tifoide: ci si vaccina tramite l'ingestione di compresse (da farsi prescrivere dal medico curante). Si sappia tuttavia che la copertura non è totale e quindi è necessario prendere precauzioni igieniche e sanitarie. La malattia si presenta con febbre alta, costipazione (ma a volte anche diarrea).
Meningite meningococcica: la vaccinazione va richiesta alle ASL. Dura due anni. La malattia è endemica in parecchie aree dell'Etiopia.
Tripanosomiasi (malattia del sonno): la mosca Tsè tsè è largamente diffusa in molte zone dell'Etiopia. Tuttavia la malattia non è comune e i casi di infezione sono circoscritti. Indossare pantaloni e camicie a maniche lunghe e colori vivaci e usare spray insettifughi sono i rimedi più efficaci per contrastare l'infezione.
Schistosomiasi: l'agente patogeno è la Cercaria, un parassita che vive in minuscoli molluschi nell'acqua. Nel 2000 ci furono casi anche in frequentatori del Lago di Como. Non bevete e non bagnatevi nei laghi e nei corsi d'acqua (solo il lago Langano è balneabile) soprattutto quando stagnanti.
Leishmaniosi: il moscerino della sabbia (il flebostomo) ne è il vettore. Si manifesta 10 mesi dopo il contagio.
AIDS: non ci sono stime sulla diffusione. E' vivamente consigliabile evitare rapporti sessuali non protetti.
Tubercolosi: evitare contatti con chi tossisce intensamente e prolungatamente.


Il clima
L'Etiopia ha un territorio sterminato con climi molto differenti. Tra altopiano e bassopiano la temperatura varia notevolmente così come tra la regione del Tigray e il sud. Sugli altipiani piove in estate: tra metà Giugno e Settembre temporali furibondi si abbattono su Addis Abeba e sulle "terre alte", da Bahr Dar a Makalè. Si può viaggiare ma le piste diventano difficili, spesso al limite della percorribilità. Anche nei mesi delle piccole piogge, da fine Marzo ai primi di Maggio, possono esservi problemi nella percorribilità di alcuni itinerari sugli altopiani. Da Ottobre a Marzo invece il tempo è per lo più stabile e sereno. Maggio è il mese più caldo dell'anno. Dicembre e Gennaio sono invece i mesi migliori per un viaggio in Etiopia in quanto il clima è mite e non ci sono problemi di fango e piogge sulle strade. Sull'altopiano di notte può fare molto freddo (15-18 °C, difficilmente sopra ai 22 °C), si consiglia quindi l'uso di sacchi a pelo e abiti pesanti.
Nel Sud, nella valle dell'Omo, la quota più bassa e la latitudine più meridionale garantiscono nella savana temperature più alte, tuttavia le grandi piogge (tra Settembre e Novembre) e le piccole piogge (tra Marzo e Giugno) portano difficoltà e disagi notevoli a chi si muove in auto (anche con fuoristrada).
Nelle regioni occidentali invece le stagioni di precipitazioni sono molto più lunghe (Febbraio-Aprile e Maggio-Novembre). La temperatura e caldo-umida durante tutto l'anno.

La lingua

In Etiopia si parlano numerose lingue differenti. Non si tratta, come verrebbe da pensare ad un primo esame, di dialetti, ma di vere e proprie lingue con sitassi, termini e pronuncia differenti.
Per questo motivo i telegiornali e i radiogiornali sono ad esempio trasmessi ad orari differenti nelle tre lingue principali: Amarico, Tigrino e Oromo. Nel sud dell'Etiopia i popoli tribali parlano ognuno una sua lingua (Hamer, Konso, Borana, etc.). Nell'ovest ci sono i Surma con il loro linguaggio e anche i Dancali ne hanno uno proprio. La necessità di comprendersi ha portato l'Etnia "dominante" (anche se non sempre maggioritaria) a imporre anche con metodi non sempre pacifici una lingua comune.
Nelle scuole e negli uffici pubblici, nell'esercito e negli ospedali si parla così l'Amarico.
Le lingue appartengono ai gruppi semitico, cuscitico e nilotico. Semitiche sono le tre lingue principali: il Gheez (lingua classica ora estinta, un po' come il Latino per noi), l'Amarico, il Tigrè, il Tigrino, l'Harari, il Guraghe, il Gafat, etc. L'Amarico è basato sullo sviluppo delle radici trilettere, verbali, da cui derivano sostantivi, aggettivi, etc. Possiede un alfabeto sillabico di oltre 260 segni, diviso in sette ordini a seconda della coloritura vocalica. Pure semitico è l'Arabo che è parlato in alcune regioni orientali e conosciuto da molti mussulmani; inoltre a causa delle guerre sono molti i profughi somali (di lingua araba) arrivati in Etiopia in questi ultimi anni; se, come sembra gli U.S.A. attaccheranno nuovamente militarmente Sudan e Somalia, di arabi ve ne saranno anche di più. Al gruppo cuscitico appartengono il Begia, il Saho, l'Agau, il Dancalo, il Somalo, il Galla e il Sidamo. Al gruppo nilotico appartengono infine il Cunama e il Baria.

Cambio moneta
Cambi relativi al Birr (moneta dell'Etiopia)
1 Euro 11,64 ETB

I popoli sconosciuti dell'Omo River
Il sud dell'Etiopia, la misteriosa vallata del fiume Omo, le regioni dei grandi dei rift valley, la grande frontiera con le savane del kenya sono sempre state "l'altra Etiopia", l'Africa nera sconosciuta non scoperta. Il grande Sud dell'Etiopia, il Gamo Gafo, il Sidamo e il Caffa sono terre straordinarie, un immenso incrocio di popolazioni e di civiltà Africane. La ricerca perenne di terre fertili e di nuovi pascoli, la fuga dalle incursioni dei razziatori dell'altopiano e le antiche migrazioni hanno provocato il singolare mosaico dei popoli del sud dell'Etiopia: piccole popoli di poche migliaia di persone, a volte solo qualche centinaio di uomini e donne, vivono accanto a gruppi più forti.

I popoli della Rift Valley
I Dorze sono ancora gente di montagna. Vivono con le loro alte e curiose capanne sulle pendici dei monti Guge che sovrastano Abaya. Molto più a sud, lungo interminabili pendici dell'altopiano Etiopico, verso le savane del kenya, vivono decine di popoli: gli Ari sono agricoltori e artigiani, ma, al pari dei Banna. Sono anche cacciatori e apicoltori, e vivono attorno a Jinka. Gli Arboré sono poche migliaia di individui. Provengono da terre orientali e le porte delle loro capanne sono rivolte verso i luoghi di origine. Queste colline meridionali sono segnate dalla piantagioni di banane o di caffè.
I bambini lavorano come spaventapasseri viventi. Le donne Hamer indossano pelli e si adornano con tante piccole conchiglie che sono state usate, per secoli, come denaro: ai polsi hanno anelli di metallo, al collo fili di perline o pesanti collari. Le regioni del sud del fiume Omo sono territori sorprendenti: le savane si susseguono a improvvise montagne, grosse paludi si intersecano con praterie e foreste. Le variazioni climatiche. Le variazioni climatiche, da valle a valle, possono essere molto forti. Le etnie omotiche sono popoli di contadini, di pastori, di cacciatori, di raccoglitori. Vivono un'economia di sussistenza. Sono popoli guerrieri: gli scontri, le autentiche battaglie, gli agguati per la contesa e la disputa delle terre migliori sono frequenti e non conoscono barriere di parentele etniche. Può capitare a tutti di incontrare guerrieri in cerca di nemici da combattere. Le vallate meridionali dell'Omo sono le terre dei Mursi, dei Bodi, dei Galeb, dei Karo, degli Hamer. Le nuove divisioni amministrative Etiopiche contano nella regione dell'Omo ben 45 gruppi di popoli. Gli incroci, le mescolanze, le contaminazione, i commerci, le dipendenze, i matrimoni, gli scambi, i rituali, sono un complesso patrimonio comune dei popoli di queste vallate. Le differenze, come le somiglianze, le amicizie, come le sanguinose rivalità, sono ricorrenti e impressionanti. La vita di queste popolazioni è scandita dalle piogge, dalle alluvioni del fiume, dalla transumanza per sfuggire alle punture della mosca tzè-tzè. Crisi ambientali, come l'abbassamento del livello del lago Turkana (20 metri in un secolo, con un rialzo di 4-5 metri negli anni sessanta), hanno costretto a migrare popolazioni come i Galeb, riconoscibili per i capelli impastati di cenere e ocra e adornati con belle piume di struzzo. La siccità ha spinto i Mursi, dentro i confini del Mago park (un parco naturale): inevitabili gli scontri con i Bodi e con i Karo. Negli anni settanta sono apparsi i Kalshnikov anche sulle rive dell'Omo e gli scontri etnici sono diventati battaglie crudeli.

I Konso
I Konso, 25mila persone, vivono fra le coline a sud del lago Chamo. Popolo di agricoltori sedentari di origine cuscitica, sono celebri per i loro campi abilmente lavorati: ordinati terrazzamenti di pietra protetti da solide palizzate di pietre contraddistinguono le loro terre scavate da profonde erosioni. Bellissimi i loro villaggi, solidissime le loro capanne: una stretta porta-tunnel di tronchi ricurvi è l'accesso al cortile famigliare. I Konso sono un'etnia numerosa; coltivano mais, sorgo, fagioli, patate, banane, caffè e cotone che vendono in grossi mercati, dove si incontrano con altre popolazioni che si dedicano alla pastorizia. Sono un popolo unito con lavoro collettivo e forte solidarietà. Ma i Konso sono anche bravi musicisti. Suonano nelle ore del tramonto. Flauti, masinko, e tamburi si ascoltano, a sera, nei loro villaggi. E sono famosi artigiani: carpentieri geniali, fabbri, tessitori (le cotonine dei Borana sono opera loro), fini vasai, lavorano, con abilità, anche la pietra. Modellano oggetti che scambiano con i pastori del bassopiano per ottenere carne, sale, latte e pelli conciate. I Waga sono piccoli totem che si innalzano nei campi terrazzati dei Konso. Ne segnano il paesaggio collinare, sono collocati ai crocicchi dei sentieri, lungo le strade. Sono statuette in legno corrose dalla pioggia e del tempo: il culto degli antenati ha un straordinaria importanza per il popolo Konso. I totem sono dei Waga, sono "qualcosa dei padri": raccontano la vita, la storia, il passato di un grande defunto, di un eroe, di un uomo importante. L'antenato, armato di scudo, è al centro del gruppo di statue, circondato dalle immagini delle sue mogli. I nemici e gli animali feroci uccisi dall'eroe sono rappresentati ai margini del gruppetto di statue. Sulla fronte dell'antenato spunta, a volte, una riproduzione del kallaache, un ornamento fallico che, durante le cerimonie iniziatiche di passaggio da un età all'altra, l'uomo Konso porte in testa.

I Borana
"le genti del mattino" (boru è traducibile in italiano con "aurora") sono il più importante gruppo Oromo dell'Etiopia meridionale. Sono fieri e orgogliosi guerrieri. I Borana si considerano l'etnia primogenita, il popolo più antico del gruppo Oromo, non corrotto dalla modernità. I Borana sostengono di vivere come gli "antenati", "sono i più vicini a Waq", la divinità più potente, vivono alla frontiera fra Etiopia e Kenia. Sono pastori seminomadi che si muovono, con le loro mandrie, fra il bacino del fiume Giuba e le terre dei Konso. Per loro questa è "una terra di meraviglie". I buoi, le vacche, i zebù, delle corna brevi e dalla gobba sulla schiena, sono tutto per i Borana. Vivono in capanne di canniccio tenute assieme dall'argilla e del fango. Sono piccole cupole facilmente smontabili per essere trasportate durante le lunghe transumanze. I Borana estraggono il sale, essenziale per l'alimentazione dei loro bovini, da piccoli laghi vulcanici (El Sod). Sono abili ingegneri idraulici e scavano con un faticoso lavoro pozzi a gradoni, profondi fino a 30 metri. Cercano l'acqua nelle 35 falde che, con scarsezza, si muovono nelle aride terre di questa regione. L'abbeverata del bestiame è un sorta di cerimonia, un dovere quasi divino che vale qualunque fatica. Lo scavo dei pozzi è una colossale opera collettiva: intere famiglie "allargate" contribuiscono a spostare la terra, a scavare e a perforare la roccia. Durante le stagioni aride decine di uomini borana si calano nei pozzi per far salire, secchio dopo secchio, l'acqua nell'abbeveratoio. Mentre sollevano i secchi cantano nenie ritmate: i pozzi diventano "pozzi cantanti". I Borana sono guerrieri bellicosi e aggressivi. Chi non ha ucciso nessuno non è degno di sposarsi. L'assassino borana si fa crescere un lungo e solitario ciuffo di cappelli. Solo così l'uomo sarà guardato.

IL PRIVILEGIO DELL'ETA'. IL SISTEMA GADA

Il gada è un complesso sistema sociale, una stratificazione per età della gerarchie all'interno di intere popolazioni, di clan e sottoclan. Tutti gli uomini (le donne sono escluse da qualsiasi potere sociale tradizionale) debbono percorrere assieme le fasi del lungo passaggio dall'infanzia all'anzianità. Ogni scatto di età (avviene ogni sette o otto anni nei differenti clan) è un balzo nella gerarchia sociale: solo a un certa età viene concesso il diritto a un nome maschile, prima non si è considerati, poi viene riconosciuto il diritto a custodire le mandrie, quindi si possano fare pratiche guerriere. Solo alla fine ci si può sposare.

Gli Hamer
L'altopiano Etiopico, a sud, degrada in un intricato sistema montuoso. Le colline ordinate e coltivate dei Konso precipitano rapidamente. i campi curati con infinita pazienza lasciano spazio alla boscaglia.
I vestiti diventano quasi inutili. Le donne indossano pelli lucidate, adornate con le conchiglie del lontanissimo mar Rosso. Gli Hamer vivono nelle savane a occidente del lago Chew Bahir, il lago del sale. E' una zona selvaggia accerchiata da paludi e da savane desertiche. La loro ricchezza sono le vacche che conducono, in lenti e insicuri viaggi, fino alle sponde dell'Omo per abbeverarle durante i mesi della stagione secca. Le acconciature delle donne sono splendenti e colpiscono tutti. Gli uomini hamer si modellano, sulla testa, crocchie di argilla sormontate da penne di struzzo. Si muovono stringendo fra le mani il "borkota", appoggia testa di legno. Anche per gli hamer, il sistema sociale poggia sulla divisione per età degli uomini. Le donne hamer, quando si sposano, si chiudono attorno al collo un pesante collana di pelle e metallo. Le ragazze nubili invece hanno un disco metallico infilato fra i cappelli. Il rito di iniziazione tra gli Hamer si chiama "salto del toro". Il ragazzo destinato a crescere deve saltare, correndo sulla loro schiena e senza cadere, una decina di buoi affiancati per quattro volte. E' una cerimonia lunga e complessa. Il ragazzo viene incoraggiato a aiutato nelle preparazioni al rito dai suoi amici "maz" che hanno già saltato il toro. Le giovani parenti invece dovranno farsi frustare dai maz per dimostrare il loro affetto. Le cicatrici sono un orgoglio per le giovani donne. Il ragazzo percorre il sentiero verso la radura dove salterà portando in mano un bastone a forma di fallo che viene baciato tre volte da ogni giovane donna in segno di benedizione. Se il ragazzo non riuscirà nel salto (è permessa una caduta) sarà preso in giro per tutta la vita e non avrà futuro. Se la corsa avrà successo il ragazzo diventerà maz e comincerà il suo lungo cammino nella struttura sociale della sua etnia.

I Karo e i Mursi
Hanno i volti affrescati con ocra, calce bianca, con polvere di ferro e brace di carbone e di legno. Le loro danze sono sensuali: autentici riti dell'amore dove i fianchi e il ventre si allacciano in mezzo a un'esplosione festosa di polvere. Le danze celebrano i matrimoni (la poligamia è ammessa), il raccolto e le iniziazione dei giovani. I Karo sono un popolo che sta scomparendo. In poche centinaia sopravvivono in miseri villaggi sulle sponde dell'Omo. Si adornano in modo povero. Le donne si trafiggono il mento con un chiodo o un bastoncino di legno. A causa della povertà hanno sostituito gli oggetti ornamentali con ornamenti sul corpo: si scarificano la pelle e si provocano rigonfiamenti con acqua e cenere. Nelle occasioni particolari si dipingono il corpo con acqua e gesso. Le pitture diventano un vestito.
E' diffuso invece tra i Mursi l'uso del piattello labiale e all'orecchio. Si tratta di piattelli di argilla che vengono alloggiati in buchi nel labbro inferiore e nei lobi delle orecchie. Li portano solo le donne. Iniziano da piccole con pezzetti di legno nel labbro inferiore. Con l'età allargano il buco con piattelli sempre più grossi.
Non si sa di preciso il motivo di questo usanza. Si crede che un tempo servisse a scoraggiare il rapimento delle donne da parte degli schiavisti. Tra gli uomini invece è usanza incidersi la pelle delle braccia per ogni nemico ucciso.


Giorno e ora in Etiopia

Il calendario copto etiope
Il calendario etiope è costituito da 12 mesi di 30 giorni ciascuno, seguito da un periodo di 5 giorni.
Ogni quattro anni, durante l'anno bisestile, viene aggiunto un giorno supplementare nell'ultimo periodo. Quindi l'anno è mediamente composto da 365,25 giorni.
Il primo dell'anno corrisponde al nostro 11 settembre (il 12 negli anni bisestili).

I mesi sono:
Meskerem (Settembre/Ottobre)
Tikemt (Ottobre/Novembre)
Hedar (Novembre/Dicembre)
Tahesas (Dicembre/Gennaio)
Tir (Gennaio/Febbraio)
Yekatit (Febbraio/Marzo)
Megabit (Marzo/Aprile)
Meyazeya (Aprile/Maggio)
Genbot (Maggio/Giugno)
Senay (Giugno/Luglio)
Hamlay (Luglio/Agosto)
Nehasay (Agosto/Settembre)
Pagume (Settembre)

L'orario in etiopia
L'ora viene calcolata dall'alba e non dalla mezzanotte come avviene da noi. Non è raro quindi che chiedendo l'ora a pranzo vi dicano che sono le sette !

Festività

Data etiope Data gregoriana Festività
7 Tahesas
19 Tahesas
23 Yekatit
4 Megabet
28 Megabet
9 Meyazeya
17 Meyazeya
Meyazeya
23 Meyazeya
20 Genbot
10 Hamle

1 Meskerem
17 Meskerem
7 Gennaio
19 Gennaio
2 Marzo
13 Marzo
6 Aprile
17 Aprile
25 Aprile
Aprile/Maggio
1 Maggio
28 Maggio
17 Luglio

11 Settembre
27 Settembre
Natale (Genna)
Epifania (Timkat)
Festa nazionale per la vittoria di Adwa
Fine del Ramadan (Id Al Fitir)
Giorno dei Patrioti
Id Al Adha - Giorno del Sacrificio (Arafa)

Pasqua (Fasika)
Festa dei lavoratori
Caduta del Dergue
Nascita del profeta Maometto (Al Mawlid al Nebawi)
Nuovo anno (Enqutatash)
Festa della Croce (Meskal)