Vaccinazioni
Febbre gialla: il vaccino è valido per dieci anni. Si può richiede
alla ASL cittadina e va fatta (per essere sicuri che funzioni) almeno un mese
prima della partenza. Non è più obbligatoria ma è consigliata
dalle autorità sanitarie italiane.
Malaria: non si tratta di un vero e proprio vaccino quanto piuttosto di un farmaco
per contrastare l'agente patogeno. Il protozoo che causa la malaria infatti per
ora non è acora completamente resistente a tutti i farmaci. Si usano quindi
proprio questi per effettuare una profilassi preventiva in modo che quando il
Plasmodium falciparum o il P. vivax viene iniettato dall'Anofele (una zanzara)
nel sangue si trovi subito a combattere contro il veleno del farmaco. Da tener
presente che nel giro di pochi anni l'"animaletto" in questione si è
reso resistente a numerosi farmaci (ad esempio la clorochina in molte zone non
ha più effetto). I farmici contro la malaria sono generalmente abbastanza
tossici e ne viene sconsigliato l'uso a chi ha problemi di fegato. Per costoro
se ne sconsiglia l'uso. Quindi informatevi bene prima di partire. Dove informarsi
? Di solito alle A.S.L. ci sono uffici appositi a cui rivolgersi. Per i donatori
di sangue: le norme che imponevano la sospensione dalla donazione per due anni
sono state eliminate; rimane quindi la sospensione di sei mesi, come per tutti
coloro che si recano nelle zone malariche più pericolose. Per esperienze
personali ho notato invece che l'uso del farmaco non protegge del tutto e che
la profilassi lascia comunque la possibilità di essere infettati. Meglio
quindi affidarsi a zanzariere, insettifughi, e indumenti che coprono il corpo.
Febbre tifoide: ci si vaccina tramite l'ingestione di compresse (da farsi prescrivere
dal medico curante). Si sappia tuttavia che la copertura non è totale e
quindi è necessario prendere precauzioni igieniche e sanitarie. La malattia
si presenta con febbre alta, costipazione (ma a volte anche diarrea).
Meningite meningococcica: la vaccinazione va richiesta alle ASL. Dura due anni.
La malattia è endemica in parecchie aree dell'Etiopia.
Tripanosomiasi (malattia del sonno): la mosca Tsè tsè è largamente
diffusa in molte zone dell'Etiopia. Tuttavia la malattia non è comune e
i casi di infezione sono circoscritti. Indossare pantaloni e camicie a maniche
lunghe e colori vivaci e usare spray insettifughi sono i rimedi più efficaci
per contrastare l'infezione.
Schistosomiasi: l'agente patogeno è la Cercaria, un parassita che vive
in minuscoli molluschi nell'acqua. Nel 2000 ci furono casi anche in frequentatori
del Lago di Como. Non bevete e non bagnatevi nei laghi e nei corsi d'acqua (solo
il lago Langano è balneabile) soprattutto quando stagnanti.
Leishmaniosi: il moscerino della sabbia (il flebostomo) ne è il vettore.
Si manifesta 10 mesi dopo il contagio.
AIDS: non ci sono stime sulla diffusione. E' vivamente consigliabile evitare rapporti
sessuali non protetti.
Tubercolosi: evitare contatti con chi tossisce intensamente e prolungatamente.
Il clima
L'Etiopia ha un territorio sterminato con climi molto differenti. Tra altopiano
e bassopiano la temperatura varia notevolmente così come tra la regione
del Tigray e il sud. Sugli altipiani piove in estate: tra metà Giugno e
Settembre temporali furibondi si abbattono su Addis Abeba e sulle "terre
alte", da Bahr Dar a Makalè. Si può viaggiare ma le piste diventano
difficili, spesso al limite della percorribilità. Anche nei mesi delle
piccole piogge, da fine Marzo ai primi di Maggio, possono esservi problemi nella
percorribilità di alcuni itinerari sugli altopiani. Da Ottobre a Marzo
invece il tempo è per lo più stabile e sereno. Maggio è il
mese più caldo dell'anno. Dicembre e Gennaio sono invece i mesi migliori
per un viaggio in Etiopia in quanto il clima è mite e non ci sono problemi
di fango e piogge sulle strade. Sull'altopiano di notte può fare molto
freddo (15-18 °C, difficilmente sopra ai 22 °C), si consiglia quindi l'uso
di sacchi a pelo e abiti pesanti.
Nel Sud, nella valle dell'Omo, la quota più bassa e la latitudine più
meridionale garantiscono nella savana temperature più alte, tuttavia le
grandi piogge (tra Settembre e Novembre) e le piccole piogge (tra Marzo e Giugno)
portano difficoltà e disagi notevoli a chi si muove in auto (anche con
fuoristrada).
Nelle regioni occidentali invece le stagioni di precipitazioni sono molto più
lunghe (Febbraio-Aprile e Maggio-Novembre). La temperatura e caldo-umida durante
tutto l'anno.
La lingua
In Etiopia si parlano numerose lingue differenti. Non si tratta, come verrebbe
da pensare ad un primo esame, di dialetti, ma di vere e proprie lingue con sitassi,
termini e pronuncia differenti.
Per questo motivo i telegiornali e i radiogiornali sono ad esempio trasmessi ad
orari differenti nelle tre lingue principali: Amarico, Tigrino e Oromo. Nel sud
dell'Etiopia i popoli tribali parlano ognuno una sua lingua (Hamer, Konso, Borana,
etc.). Nell'ovest ci sono i Surma con il loro linguaggio e anche i Dancali ne
hanno uno proprio. La necessità di comprendersi ha portato l'Etnia "dominante"
(anche se non sempre maggioritaria) a imporre anche con metodi non sempre pacifici
una lingua comune.
Nelle scuole e negli uffici pubblici, nell'esercito e negli ospedali si parla
così l'Amarico.
Le lingue appartengono ai gruppi semitico, cuscitico e nilotico. Semitiche sono
le tre lingue principali: il Gheez (lingua classica ora estinta, un po' come il
Latino per noi), l'Amarico, il Tigrè, il Tigrino, l'Harari, il Guraghe,
il Gafat, etc. L'Amarico è basato sullo sviluppo delle radici trilettere,
verbali, da cui derivano sostantivi, aggettivi, etc. Possiede un alfabeto sillabico
di oltre 260 segni, diviso in sette ordini a seconda della coloritura vocalica.
Pure semitico è l'Arabo che è parlato in alcune regioni orientali
e conosciuto da molti mussulmani; inoltre a causa delle guerre sono molti i profughi
somali (di lingua araba) arrivati in Etiopia in questi ultimi anni; se, come sembra
gli U.S.A. attaccheranno nuovamente militarmente Sudan e Somalia, di arabi ve
ne saranno anche di più. Al gruppo cuscitico appartengono il Begia, il
Saho, l'Agau, il Dancalo, il Somalo, il Galla e il Sidamo. Al gruppo nilotico
appartengono infine il Cunama e il Baria.
Cambio moneta
Cambi relativi al Birr (moneta dell'Etiopia)
1 Euro 11,64 ETB
I popoli sconosciuti dell'Omo River
Il sud dell'Etiopia, la misteriosa vallata del fiume Omo, le regioni dei grandi
dei rift valley, la grande frontiera con le savane del kenya sono sempre state
"l'altra Etiopia", l'Africa nera sconosciuta non scoperta. Il grande
Sud dell'Etiopia, il Gamo Gafo, il Sidamo e il Caffa sono terre straordinarie,
un immenso incrocio di popolazioni e di civiltà Africane. La ricerca perenne
di terre fertili e di nuovi pascoli, la fuga dalle incursioni dei razziatori dell'altopiano
e le antiche migrazioni hanno provocato il singolare mosaico dei popoli del sud
dell'Etiopia: piccole popoli di poche migliaia di persone, a volte solo qualche
centinaio di uomini e donne, vivono accanto a gruppi più forti.
I popoli della Rift Valley
I Dorze sono ancora gente di montagna. Vivono con le loro alte e curiose capanne
sulle pendici dei monti Guge che sovrastano Abaya. Molto più a sud, lungo
interminabili pendici dell'altopiano Etiopico, verso le savane del kenya, vivono
decine di popoli: gli Ari sono agricoltori e artigiani, ma, al pari dei Banna.
Sono anche cacciatori e apicoltori, e vivono attorno a Jinka. Gli Arboré
sono poche migliaia di individui. Provengono da terre orientali e le porte delle
loro capanne sono rivolte verso i luoghi di origine. Queste colline meridionali
sono segnate dalla piantagioni di banane o di caffè.
I bambini lavorano come spaventapasseri viventi. Le donne Hamer indossano pelli
e si adornano con tante piccole conchiglie che sono state usate, per secoli, come
denaro: ai polsi hanno anelli di metallo, al collo fili di perline o pesanti collari.
Le regioni del sud del fiume Omo sono territori sorprendenti: le savane si susseguono
a improvvise montagne, grosse paludi si intersecano con praterie e foreste. Le
variazioni climatiche. Le variazioni climatiche, da valle a valle, possono essere
molto forti. Le etnie omotiche sono popoli di contadini, di pastori, di cacciatori,
di raccoglitori. Vivono un'economia di sussistenza. Sono popoli guerrieri: gli
scontri, le autentiche battaglie, gli agguati per la contesa e la disputa delle
terre migliori sono frequenti e non conoscono barriere di parentele etniche. Può
capitare a tutti di incontrare guerrieri in cerca di nemici da combattere. Le
vallate meridionali dell'Omo sono le terre dei Mursi, dei Bodi, dei Galeb, dei
Karo, degli Hamer. Le nuove divisioni amministrative Etiopiche contano nella regione
dell'Omo ben 45 gruppi di popoli. Gli incroci, le mescolanze, le contaminazione,
i commerci, le dipendenze, i matrimoni, gli scambi, i rituali, sono un complesso
patrimonio comune dei popoli di queste vallate. Le differenze, come le somiglianze,
le amicizie, come le sanguinose rivalità, sono ricorrenti e impressionanti.
La vita di queste popolazioni è scandita dalle piogge, dalle alluvioni
del fiume, dalla transumanza per sfuggire alle punture della mosca tzè-tzè.
Crisi ambientali, come l'abbassamento del livello del lago Turkana (20 metri in
un secolo, con un rialzo di 4-5 metri negli anni sessanta), hanno costretto a
migrare popolazioni come i Galeb, riconoscibili per i capelli impastati di cenere
e ocra e adornati con belle piume di struzzo. La siccità ha spinto i Mursi,
dentro i confini del Mago park (un parco naturale): inevitabili gli scontri con
i Bodi e con i Karo. Negli anni settanta sono apparsi i Kalshnikov anche sulle
rive dell'Omo e gli scontri etnici sono diventati battaglie crudeli.
I Konso
I Konso, 25mila persone, vivono fra le coline a sud del lago Chamo. Popolo di
agricoltori sedentari di origine cuscitica, sono celebri per i loro campi abilmente
lavorati: ordinati terrazzamenti di pietra protetti da solide palizzate di pietre
contraddistinguono le loro terre scavate da profonde erosioni. Bellissimi i loro
villaggi, solidissime le loro capanne: una stretta porta-tunnel di tronchi ricurvi
è l'accesso al cortile famigliare. I Konso sono un'etnia numerosa; coltivano
mais, sorgo, fagioli, patate, banane, caffè e cotone che vendono in grossi
mercati, dove si incontrano con altre popolazioni che si dedicano alla pastorizia.
Sono un popolo unito con lavoro collettivo e forte solidarietà. Ma i Konso
sono anche bravi musicisti. Suonano nelle ore del tramonto. Flauti, masinko, e
tamburi si ascoltano, a sera, nei loro villaggi. E sono famosi artigiani: carpentieri
geniali, fabbri, tessitori (le cotonine dei Borana sono opera loro), fini vasai,
lavorano, con abilità, anche la pietra. Modellano oggetti che scambiano
con i pastori del bassopiano per ottenere carne, sale, latte e pelli conciate.
I Waga sono piccoli totem che si innalzano nei campi terrazzati dei Konso. Ne
segnano il paesaggio collinare, sono collocati ai crocicchi dei sentieri, lungo
le strade. Sono statuette in legno corrose dalla pioggia e del tempo: il culto
degli antenati ha un straordinaria importanza per il popolo Konso. I totem sono
dei Waga, sono "qualcosa dei padri": raccontano la vita, la storia,
il passato di un grande defunto, di un eroe, di un uomo importante. L'antenato,
armato di scudo, è al centro del gruppo di statue, circondato dalle immagini
delle sue mogli. I nemici e gli animali feroci uccisi dall'eroe sono rappresentati
ai margini del gruppetto di statue. Sulla fronte dell'antenato spunta, a volte,
una riproduzione del kallaache, un ornamento fallico che, durante le cerimonie
iniziatiche di passaggio da un età all'altra, l'uomo Konso porte in testa.
I Borana
"le genti del mattino" (boru è traducibile in italiano con "aurora")
sono il più importante gruppo Oromo dell'Etiopia meridionale. Sono fieri
e orgogliosi guerrieri. I Borana si considerano l'etnia primogenita, il popolo
più antico del gruppo Oromo, non corrotto dalla modernità. I Borana
sostengono di vivere come gli "antenati", "sono i più vicini
a Waq", la divinità più potente, vivono alla frontiera fra
Etiopia e Kenia. Sono pastori seminomadi che si muovono, con le loro mandrie,
fra il bacino del fiume Giuba e le terre dei Konso. Per loro questa è "una
terra di meraviglie". I buoi, le vacche, i zebù, delle corna brevi
e dalla gobba sulla schiena, sono tutto per i Borana. Vivono in capanne di canniccio
tenute assieme dall'argilla e del fango. Sono piccole cupole facilmente smontabili
per essere trasportate durante le lunghe transumanze. I Borana estraggono il sale,
essenziale per l'alimentazione dei loro bovini, da piccoli laghi vulcanici (El
Sod). Sono abili ingegneri idraulici e scavano con un faticoso lavoro pozzi a
gradoni, profondi fino a 30 metri. Cercano l'acqua nelle 35 falde che, con scarsezza,
si muovono nelle aride terre di questa regione. L'abbeverata del bestiame è
un sorta di cerimonia, un dovere quasi divino che vale qualunque fatica. Lo scavo
dei pozzi è una colossale opera collettiva: intere famiglie "allargate"
contribuiscono a spostare la terra, a scavare e a perforare la roccia. Durante
le stagioni aride decine di uomini borana si calano nei pozzi per far salire,
secchio dopo secchio, l'acqua nell'abbeveratoio. Mentre sollevano i secchi cantano
nenie ritmate: i pozzi diventano "pozzi cantanti". I Borana sono guerrieri
bellicosi e aggressivi. Chi non ha ucciso nessuno non è degno di sposarsi.
L'assassino borana si fa crescere un lungo e solitario ciuffo di cappelli. Solo
così l'uomo sarà guardato.
IL PRIVILEGIO DELL'ETA'. IL SISTEMA GADA
Il gada è un complesso sistema sociale, una stratificazione per età della gerarchie all'interno di intere popolazioni, di clan e sottoclan. Tutti gli uomini (le donne sono escluse da qualsiasi potere sociale tradizionale) debbono percorrere assieme le fasi del lungo passaggio dall'infanzia all'anzianità. Ogni scatto di età (avviene ogni sette o otto anni nei differenti clan) è un balzo nella gerarchia sociale: solo a un certa età viene concesso il diritto a un nome maschile, prima non si è considerati, poi viene riconosciuto il diritto a custodire le mandrie, quindi si possano fare pratiche guerriere. Solo alla fine ci si può sposare.
Gli Hamer
L'altopiano Etiopico, a sud, degrada in un intricato sistema montuoso. Le colline
ordinate e coltivate dei Konso precipitano rapidamente. i campi curati con infinita
pazienza lasciano spazio alla boscaglia.
I vestiti diventano quasi inutili. Le donne indossano pelli lucidate, adornate
con le conchiglie del lontanissimo mar Rosso. Gli Hamer vivono nelle savane a
occidente del lago Chew Bahir, il lago del sale. E' una zona selvaggia accerchiata
da paludi e da savane desertiche. La loro ricchezza sono le vacche che conducono,
in lenti e insicuri viaggi, fino alle sponde dell'Omo per abbeverarle durante
i mesi della stagione secca. Le acconciature delle donne sono splendenti e colpiscono
tutti. Gli uomini hamer si modellano, sulla testa, crocchie di argilla sormontate
da penne di struzzo. Si muovono stringendo fra le mani il "borkota",
appoggia testa di legno. Anche per gli hamer, il sistema sociale poggia sulla
divisione per età degli uomini. Le donne hamer, quando si sposano, si chiudono
attorno al collo un pesante collana di pelle e metallo. Le ragazze nubili invece
hanno un disco metallico infilato fra i cappelli. Il rito di iniziazione tra gli
Hamer si chiama "salto del toro". Il ragazzo destinato a crescere deve
saltare, correndo sulla loro schiena e senza cadere, una decina di buoi affiancati
per quattro volte. E' una cerimonia lunga e complessa. Il ragazzo viene incoraggiato
a aiutato nelle preparazioni al rito dai suoi amici "maz" che hanno
già saltato il toro. Le giovani parenti invece dovranno farsi frustare
dai maz per dimostrare il loro affetto. Le cicatrici sono un orgoglio per le giovani
donne. Il ragazzo percorre il sentiero verso la radura dove salterà portando
in mano un bastone a forma di fallo che viene baciato tre volte da ogni giovane
donna in segno di benedizione. Se il ragazzo non riuscirà nel salto (è
permessa una caduta) sarà preso in giro per tutta la vita e non avrà
futuro. Se la corsa avrà successo il ragazzo diventerà maz e comincerà
il suo lungo cammino nella struttura sociale della sua etnia.
I Karo e i Mursi
Hanno i volti affrescati con ocra, calce bianca, con polvere di ferro e brace
di carbone e di legno. Le loro danze sono sensuali: autentici riti dell'amore
dove i fianchi e il ventre si allacciano in mezzo a un'esplosione festosa di polvere.
Le danze celebrano i matrimoni (la poligamia è ammessa), il raccolto e
le iniziazione dei giovani. I Karo sono un popolo che sta scomparendo. In poche
centinaia sopravvivono in miseri villaggi sulle sponde dell'Omo. Si adornano in
modo povero. Le donne si trafiggono il mento con un chiodo o un bastoncino di
legno. A causa della povertà hanno sostituito gli oggetti ornamentali con
ornamenti sul corpo: si scarificano la pelle e si provocano rigonfiamenti con
acqua e cenere. Nelle occasioni particolari si dipingono il corpo con acqua e
gesso. Le pitture diventano un vestito.
E' diffuso invece tra i Mursi l'uso del piattello labiale e all'orecchio. Si tratta
di piattelli di argilla che vengono alloggiati in buchi nel labbro inferiore e
nei lobi delle orecchie. Li portano solo le donne. Iniziano da piccole con pezzetti
di legno nel labbro inferiore. Con l'età allargano il buco con piattelli
sempre più grossi.
Non si sa di preciso il motivo di questo usanza. Si crede che un tempo servisse
a scoraggiare il rapimento delle donne da parte degli schiavisti. Tra gli uomini
invece è usanza incidersi la pelle delle braccia per ogni nemico ucciso.
Giorno e ora in Etiopia
Il calendario copto etiope
Il calendario etiope è costituito da 12 mesi di 30 giorni ciascuno, seguito
da un periodo di 5 giorni.
Ogni quattro anni, durante l'anno bisestile, viene aggiunto un giorno supplementare
nell'ultimo periodo. Quindi l'anno è mediamente composto da 365,25 giorni.
Il primo dell'anno corrisponde al nostro 11 settembre (il 12 negli anni bisestili).
I mesi sono:
Meskerem (Settembre/Ottobre)
Tikemt (Ottobre/Novembre)
Hedar (Novembre/Dicembre)
Tahesas (Dicembre/Gennaio)
Tir (Gennaio/Febbraio)
Yekatit (Febbraio/Marzo)
Megabit (Marzo/Aprile)
Meyazeya (Aprile/Maggio)
Genbot (Maggio/Giugno)
Senay (Giugno/Luglio)
Hamlay (Luglio/Agosto)
Nehasay (Agosto/Settembre)
Pagume (Settembre)
L'orario in etiopia
L'ora viene calcolata dall'alba e non dalla mezzanotte come avviene da noi. Non
è raro quindi che chiedendo l'ora a pranzo vi dicano che sono le sette
!
Festività
| Data etiope | Data gregoriana | Festività |
| 7 Tahesas 19 Tahesas 23 Yekatit 4 Megabet 28 Megabet 9 Meyazeya 17 Meyazeya Meyazeya 23 Meyazeya 20 Genbot 10 Hamle 1 Meskerem 17 Meskerem |
7 Gennaio 19 Gennaio 2 Marzo 13 Marzo 6 Aprile 17 Aprile 25 Aprile Aprile/Maggio 1 Maggio 28 Maggio 17 Luglio 11 Settembre 27 Settembre |
Natale (Genna) Epifania (Timkat) Festa nazionale per la vittoria di Adwa Fine del Ramadan (Id Al Fitir) Giorno dei Patrioti Id Al Adha - Giorno del Sacrificio (Arafa) Pasqua (Fasika) Festa dei lavoratori Caduta del Dergue Nascita del profeta Maometto (Al Mawlid al Nebawi) Nuovo anno (Enqutatash) Festa della Croce (Meskal) |